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MILAN : L’INIZIO DELLA FINE?

Jacopo Vinci 23 maggio 2018 0 416 Visite Totali
MILAN : L’INIZIO DELLA FINE?

Può un uomo di 48 anni nato a Maoming, nella provincia del Guangdong, acquistare uno dei Club più titolati al Mondo per una cifra fuori mercato?

Può un perfetto sconosciuto in Occidente, ricevere prestiti milionari, da parte di fondi statunitensi, portando pochissime garanzie bancarie?

Sconosciuto in Occidente ma non in Oriente, dove secondo il quotidiano finanziario “Shanghai Zhengquanbao”, Li Yonghong (李勇鸿), alla fine degli anni novanta sarebbe stato al centro di una truffa ai danni di diciottomila risparmiatori per un totale di circa 100 milioni di euro sottratti.

La società coinvolta, la Sanda Zhuangyuan, aveva come amministratori Li Yonghong, i suoi fratelli (che sarebbero latitanti dal 2004 dopo una condanna per truffa) e suo padre.

Inoltre secondo un’altra fonte (Xinhua), una società legata a Li Yonghong, la Grand Dragon International Holding, avrebbe inscenato nel 2015 la firma di un memorandum di intesa tra Thailandia e Cina per realizzare un canale artificiale del valore di 85 miliardi di dollari; entrambi i governi hanno smentito ufficialmente dopo pochi giorni .

Ma torniamo all’acquisizione del Milan.

Comprato per una cifra fuori mercato (740 milioni di euro) con soldi che transitano un po’ dalle Isole Cayman e uno dalle Isole Vergini.

300 milioni vengono prestati dal Fondo Elliott (lo stesso che ha portato al fallimento il governo e l’economia in Argentina), al quale viene dato in pegno tutto il Milan: le azioni, i diritti presenti e futuri, i marchi registrati, gli immobili di proprietà, conti in banca, spogliatoi e le divise dei giocatori.

Ma 李勇鸿 presenta le sue garanzie e tutti i suoi asset: una miniera di fosfati e una holding (chiamata JIE ANDE) con dentro una partecipazione (11,39%) in una importante società di imbottigliamento cinese (la ZHUNHAI ZHONGFU).

Ma queste garanzie risultano tutto tranne che solide. Vediamo le date.

Agosto 2016, 李勇鸿 firma il preliminare di acquisto del Milan versando la caparra

Nel Febbraio 2017 la JIE ANDE, non paga i debiti con la banca JANSU BANK e il “Tribunale Popolare Cinese” stabilisce che per rimborsarla deve vendere la sua partecipazione dentro la società cinese di imbottigliamento.

Due mesi dopo, siamo ad Aprile 2017, l’acquisto del Milan è definito e Lazard (advisor di Fininvest) – dichiara – “Yongong Li è finanziariamente solido”.
Nel Giugno del 2017, il nuovo Presidentissimo, si  presenta a casa Milan, alzandosi da una delle sedie in prima fila, quelle destinate ai giornalisti, legge un foglio A4 interamente scritto in Cinese.

Il linguaggio del corpo tradisce nervosismo, tensione, il foglio trema leggermente come le sue mani. Sarà la sua prima e unica dichiarazione rilasciata a favore di telecamera.

Ma il Campionato e la stagione rossonera possono partire perché “le credenziali secondo le regole di onorabilità e solidità finanziaria” vengono accettate dalla Lega Calcio.

Al via la faraonica campagna acquisti.

Nel Febbraio del 2018 un’altra banca cinese, la Banca di Canton, vince una causa contro la società di Li, ma il Tribunale sospende il procedimento perché la holding è in liquidazione per bancarotta della sua cassaforte.

Come ha fatto questo oscuro finanziere dagli occhi a mandorla ad impegnarsi in un’operazione da oltre 1 miliardo di euro? Presentando come garanzia una holding in fallimento perché non paga i debiti con le banche e una miniera di fosfato che non è mai esistita (come riportato dal New York Times in un’inchiesta datata novembre 2017).

Resterà per ora un mistero. Come i suoi contatti con i banchieri della Rothschild ( per quelli che sono vissuti sulla Luna negli ultimi cento anni, è la famiglia più importante e facoltosa del mondo, altro che matrimoni reali…)  che sono stati i consulenti dell’intera operazione.

Il vicepresidente di Rothschild Londra, Paolo Scaroni, è nel cda del Milan ed è buon amico di Silvio Berlusconi.

In tutto questo la Guardia di Finanza vuole vederci chiaro e a Marzo di quest’anno apre un “modello 45,” ossia il registro degli atti non costituenti notizia di reato, dunque, senza indagati. Viene aperto il fascicolo “in merito a tre segnalazioni di operazioni sospette in relazione alla vendita del Milan al signor Li”. Per vicende di questo tipo, aveva precisato il procuratore Greco, “così fumose e complicate, dove non si sa quali siano le parti in causa, non si procede subito alle iscrizioni”.

E pensare che Squinzi, proprietario del Sassuolo e noto tifoso rossonero, aveva dato mandato ai suoi legali per sondare il terreno per una possibile acquisizione del Milan. Gli avvocati però lo sconsigliarono dato che la valutazione della società era elevatissima e stranamente fuori mercato.

Ma torniamo ai giorni nostri.

La UEFA, che da tempo teneva sotto controllo la situazione economica del club, boccia il patteggiamento della società per non aver rispettato i parametri imposti dal fair play finanziario.  Il club quindi andrà davanti alla corte (composta da 5 giudici che decidono a maggioranza) a metà giugno.

Tra le sanzioni possibili si spazia dalla multa all’esclusione dalle coppe europee, passando per il blocco del mercato in entrata.

Sarebbe un dramma e forse l’inizio della fine. Perché verrebbero meno sponsorizzazioni, mercato, molti giocatori vorrebbero andare via.

Ma c’era da aspettarselo. La UEFA fra le motivazioni depositate, ha chiaramente sentenziato come la società e il presidente non abbiano alcuna solidità economica né presente né futura. E qualcuno ha finalmente posto la fatidica domanda alla società “ Come si può pensare di andare avanti se si hanno più di mezzo miliardo di debiti con le banche e come garanzia un fondo speculativo americano che non si è mai espresso sulla volontà di rivendere a sua volta la società?”

Il Milan è sull’orlo del baratro e mentre sui giornali si legge soltanto che è in gioco la possibile qualificazione all’ennesima coppetta uefa, in questi giorni, senza che i tifosi lo sappiano, si sta giocando il futuro di questa società secolare. Vilipesa oggi più che mai da galantuomini vestiti da presidenti, che attuano un sistema economico simile ad una giostra medievale, della quale solo loro conoscono il meccanismo e chi ne tiene le redini in mano.

Mai nessuna società italiana ha dovuto affrontare questo. L’onta è pesante e i danni d’immagine saranno inevitabili.

Nel 2015 la Uefa aveva bocciato il “seetlement agreement” (patteggiamento, in parole povere) della Dinamo Moska. Successivamente aveva condannato la società russa all’esclusione dalle coppe europee per quattro anni. Arrivò una forte crisi, dovuta alla cessione di vari big e la squadra dovette giocare molte partite con i calciatori provenienti dalla Primavera. Arrivò anche la prima storica retrocessione in Serie B. Quest’anno c’è stata la promozione nella massima categoria.

Speriamo che questa sia una storia diversa. Anche perché qui non siamo a Mosca.

Siamo nella bella e “finanziariamente solida” provincia del Guangdong…