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Il Milan dilaga. Andrè Silva protagonista assoluto di una notte magica

Giulia Polloli 17 agosto 2017 0 963 Visite Totali
Il Milan dilaga. Andrè Silva protagonista assoluto di una notte magica

Marco Fassone omaggia la figlia di Roberto Rosato della indimenticata maglia numero 5, quella che, nel calcio che fu, identificava il difensore centrale. Perché Rosato, ha incarnato il ruolo del difensore centrale  come pochi nella storia del calcio. Rude il giusto, corretto e deciso, ma con quei tratti gentili e lo sguardo mansueto, tanto che, i cronisti del tempo, lo chiamarono Faccia d’Angelo.

Si apre così la gara di Europa League del Milan contro lo Shkendija, gara d’andata che doveva giocarsi in Macedonia, ma che per problemi logistici è stata spostata alla scala del calcio. Non ci sono i 65.000 dell’esordio di questo Milan contro la squadra dell’italiano Devis Mangia, ma i due anelli che circondano il prato verde sono ricolmi di gente festante. Perché prima della gara, tutto è una festa. Anche attendere con pazienza sotto il sole caldo che abbaglia Milano è qualcosa che solo la passione può concepire. Non è una passeggiata, lo sa bene Montella che, nella conferenza  pre partita, mette in guardia tutti: non ci si deve fidare dell’avversario, sconosciuto ai più, ma tatticamente ben impostato e con uomini di sicuro valore.L’ovazione per Bonucci, all’esordio a S.Siro, racconta ancora una volta il grande entusiasmo che la nuova gestione è riuscita ad innescare nello stanco e sfiancato popolo rossonero. E quell’ovazione si ripeterà altre volte nel corso della gara. S.Siro e il Milan hanno riacceso i tifosi, ingordi di emozioni. Osmani inizia la partita in piedi, di fronte alla sua panchina nell’area tecnica. Ma da subito la calma che lo identifica  passa in secondo piano. Il Milan spinge da subito in avanti il proprio baricentro e contemporaneamente il tecnico macedone prende la via dei seggiolini della propria panchina. Un buon centrocampo quello macedone, che però non va di pari passo con il livello della difesa, da subito messa sotto torchio: prima Kessie con un gran tiro dalla distanza (deviato in corner) fa sussultare il pubblico presente. Poi Antonelli, che su tutti svetta in area alla ricerca della schiacciata vincente.  Ed è proprio da Antonelli a dare il la all’azione del vantaggio: il suo tocco con la punta dello scarpino mette fuori tempo la difesa, poi il tiro, che viene rimpallato e l’assist per  André Silva che, con la difesa praticamente in stand-by stoppa e scaglia il destro che fa invidia ad un colpo di stecca sul manto verde del biliardo. Il Milan non è pago e, anzi, galvanizzato dal colpo da maestro trova il raddoppio. Al 25’ Suso prende la rincorsa per battere un calcio piazzato, impegna il non impeccabile Zahov che, ingenuamente, respinge come mai un portiere dovrebbe fare: corto e centrale. Come un fulmine arriva Montolivo che, davanti alla porta, non può certo sbagliare e insacca il gol che fa esplodere lo stadio.  Il terzo gol è questione di minuti: tre per l’esattezza ed è orchestrato ancora una volta da Antonelli che dalla destra si proietta verso l’area. Borini accoglie il passaggio del compagno e poi ci pensa nuovamente André Silva, che da rapace d’area si insinua sulla sfera trovando la traiettoria ideale per gonfiare la rete. E, forse, era di questo che il ragazzo aveva bisogno: la consacrazione di fronte agli scettici, per dimostrare il motivo per cui, da oltre confine, qualcuno ne tesse le lodi.

E mentre i giocatori di questo Milan si rinfrescano negli spogliatoi, ecco che sui monitor dello stadio scorrono quelle immagini che, nessuno di noi, avrebbe mai voluto vivere. Marco Van Basten, il suo ricordo indelebile, scorre ancora di fronte ai nostri occhi, con lo stesso dolore di allora.

Nella ripresa il ritmo è più blando, eccezion fatta per quel colpo proibito scagliato da Cuculi al volto di André Silva che per qualche attimo lascia lo stadio col fiato sospeso. Protagonista indiscusso, non solo per i gol realizzati, ma soprattutto per essere sempre lì, nel punto bollente dell’azione, pronto a trasformare in fuoco ogni singola scintilla. Siamo al 15’ quando lo stadio piomba nel silenzio, prima di accogliere con un boato l’ingresso in campo di Bonaventura, che subentra a Cahlanoglu. Ma torniamo alle scintille e al Mangiafuoco di turno: André Silva in questa serata sembra voler sfoderare tutto il suo repertorio. Oltre ai gol eccolo al 22’ nel ruolo di assistman: un pacco dono con tanto di fiocco per Borini che, davanti alla porta, deve solo appoggiare a gonfiare la rete per il 4-0. Non è finita, il Milan prova a dilagare e al 24’ Conti cerca Suso che con un tocco leggero serve Antonelli per il 5-0. Ma è ancora lui, Andrè Silva a mostrare il talento e la finezza tecnica in suo possesso, con un colpo di tacco che di un nulla non si concretizza. Nel frattempo Montella decide che è arrivato il tempo di Abate, che al 24’ subentra a Conti, ma soprattutto al 30’ la curva accoglie con un coro l’ingresso di Cutrone, il giovanissimo talento rossonero che ha già dimostrato di poter e voler competere ai massimi livelli con la maglia rossonera. I giorni terminali del mercato ci racconteranno se il talento di casa potrà continuare a vestire la casacca rossonera o se verrà mandato a farsi le ossa in qualche squadra dove potrebbe trovare maggiore continuità. Intanto, sotto la sua curva, che lo coccola come una madre affettuosa, Cutrone al 35’ colpisce un legno che vibra ancora adesso, con un sibilo fastidioso per le sue orecchie. Questo Milan ha preso consapevolezza delle sue forze, Montella fa giocare quasi a memoria i vari interpreti, tanto che chiunque, nel posto giusto,  trova la via per rendersi pericoloso. E lo dimostra ancora Montolivo che trova la doppietta personale sotto la sud, che sventola anche le sue bandiere. Un risultato tennistico che ci sta tutto e che nell’ultimo minuto ruba i gesti del basket, quando i giocatori si fermano in attesa che suoni la sirena della fine.

Un buon Milan, che ha messo in evidenza i suoi talenti, frutto degli sforzi di mercato del duo Fassone-Mirabelli. Un regalo di compleanno più che mai roboante per il dirigente rossonero che, in tribuna d’onore, si gode ogni attimo di questa apoteosi rossonera.