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GIAMPAOLO: “MEGLIO AFFOGARE NELL’OCEANO CHE IN UN BICCHIERE D’ACQUA”

Giulia Polloli 24 agosto 2019 0 63 Visite Totali
GIAMPAOLO: “MEGLIO AFFOGARE NELL’OCEANO CHE IN UN BICCHIERE D’ACQUA”

“Un sogno”. Così Giampaolo descrive il suo approdo al Milan, alla vigilia del via ufficiale del campionato di serie A, nel corso della conferenza stampa pre Udinese-Milan, nella sala di Milanello. E’ visibilmente emozionato, come è giusto che sia al battesimo della sua esperienza sulla panchina del Milan. Non lascia nulla al caso, non ha paura di far trapelare l’emozione incontenibile che essere dietro quel tavolo provoca. Descrive il suo Milan, lo fa con cura. Parla dell’aspetto tecnico ma, praticamente ad ogni risposta, si sofferma sul lato umano del calcio. Si, del calcio, del calciatore e dell’empatia trovata sin da subito  nell’ambiente di lavoro che lui definisce “un ambiente straordinario, una struttura eccellente, giocatori coi quali ho instaurato subito un buon feeling e in un ambiente dove c’è molto calore”. Questo l’incipit che ci porta ai temi più prettamente legati allo stato di forma della squadra, con il mercato ancora aperto e con giocatori che ancora non hanno affrontato il percorso completo che li deve accompagnare all’esordio sul campo. Infatti domani, contro l’Udinese, Giampaolo non nasconde che non si vedranno volti nuovi. “Il nostro lavoro è stato portato avanti come abbiamo programmato, ma alcuni giocatori sono arrivati tardi e di conseguenza hanno bisogno di più tempo per raggiungere il livello dei compagni. Domani gioca chi sta meglio. Magari sta fuori anche chi è forte, ma di qualcuno conosco solo superficialmente la reale condizione e di conseguenza, ad esempio, Bennacer domani potrebbe ritagliarsi uno spezzone di gara”. Qualcuno quindi solleva il dubbio: il Milan di domani è un po’ in ritardo? Giampaolo non si fa trovare impreparato:”Domani il Milan deve essere competitivo. Le partite si giocano anche su aspetti caratteriali. Domani scendono in campo 11 giocatori competitivi”. Con il mercato ancora aperto, Giampaolo prova a glissare su domande relative a nuovi colpi, ma si sofferma su Suso, per ribadire il suo pensiero: “ Non ho letto le dichiarazioni di Capello, ma il calcio non è solo un parere tecnico. Suso non si è mai lamentato circa il suo utilizzo in campo. Di certo so una cosa: che i giocatori forti ed offensivi possono giocare ovunque. Sono felice che resti (e poi quasi sottovoce, ricorda che il mercato non è chiuso). Io alleno chi ho”. Il discorso vira poi su Piatek e sulla sua vena realizzativa, che non lo ha visto protagonista nel corso delle amichevoli estive. “Lui ha delle caratteristiche molto particolari. Non deve essere isolato davanti, deve avere più profondità e con un giocatore accanto può fare molto meglio”. Che Giampaolo sia diventato improvvisamente assistman nei confronti di Maldini e Boban? “ Io ho la fortuna di lavorare con dirigenti che prima sono stati grandissimi giocatori. Loro conoscono le dinamiche del calcio sotto ogni punto di vista. Quando mi confronto con loro, capiscono esattamente ogni aspetto. Quindi non mi lamento. Lo faccio solo quando manca il pensiero collettivo”. Giampaolo lavora con la rosa che la società gli ha messo a disposizione, infortuni a parte, si disinteressa del mercato e delle sue evoluzioni, forse proprio perché ha gran fiducia nella dirigenza rossonera. E quando torna al sogno di allenare il Milan, qualcuno sembra volerlo svegliare dall’idillio, sottolineando quanto sia più difficile lavorare in una città come Milano, con la pressione mediatica che potrebbe togliere il fiato. “ Rispondo con una frase del mio maestro (Galeone): meglio affogare nell’oceano che in un bicchiere d’acqua. Faremo in modo di creare una critica positiva e soprattutto, quando sei dedito al tuo lavoro, non devi avere paura di niente. Io non riesco a vivere le emozioni in tempo reale, sono sempre proiettato al prossimo obiettivo – e qui si torna a parlare di Champions, sottolineando come quest’anno la società non abbia sbandierato obiettivi e fatto proclami  e Giampaolo glissando la domanda diretta, risponde in modo molto più completo – noi siamo il Milan. Per storia, per blasone sappiamo che dobbiamo correre per quel’obiettivo”. Niente proclami,nessun salvagente se non la dedizione completa al lavoro e una squadra da modellare, mercato permettendo, nel miglior modo possibile.