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Analisi tattica: Pochezza, confusione e contraddizioni

Giovanni Bazzano 2 marzo 2015 0 2.278 Visite Totali
Analisi tattica: Pochezza, confusione e contraddizioni

Scrivere l’analisi tattica del Milan di Inzaghi è diventato, purtroppo, un lavoro che costringe un tifoso rossonero all’evidenza della pochezza della squadra. Si corre sempre il rischio di ribadire gli stessi concetti e si cade, a volte, in una triste ovvietà. Chievo Verona Milan, non sfugge a queste considerazioni perché, purtroppo, la partita contro i Veneti vede andare in scena l’ennesima versione remissiva e senza gioco del Milan targato Inzaghi.

 

Contro il Chievo non si è visto nulla del barlume di luce mostrato nella scorsa partita con il Cesena. Anzi, è tornato il solito Milan degli ultimi tempi, discreto negli spazi e quasi pericoloso quando raramente riesce a triangolare nello stretto. Ampiamente limitato, invece, quando gli spazi si chiudono e le prime fatiche della partita iniziano a farsi sentire. Maran ha costruito la sua partita sulle contraddizioni rossonere, puntando sul pressing in specifiche zone di campo. Il Milan, a prescindere dal periodo storico e dalla forza della rosa, ha il dovere di andare a Verona e creare molto di più di quello fatto. De Jong davanti alla difesa salva la situazione in un paio di occasioni ma allo stesso tempo toglie sempre un tempo di gioco rallentando la manovra in fase d’impostazione. Montolivo è l’ombra di se stesso, perde una miriade di palloni e sforna la peggior prestazione ipotizzabile. L’unico centrocampista salvabile è il buon Andrea Poli, uomo ovunque del centrocampo rossonero. In attacco Menez e Destro non mettono in atto un singolo movimento di coppia a dimostrazione del fatto che negli schemi di Inzaghi mal si inserisce una prima punta di ruolo.

Le sostituzioni avvenute nella ripresa e il continuo spostamento di Honda danno la percezione della confusione che pervade la mente del tecnico rossonero. Una confusione che però non può essere completamente attribuita all’inesperienza del giovane allenatore. Il Milan, come già detto, è una squadra mediocre che potrebbe rendere molto di più se non fosse vittima delle sue contraddizioni. Inzaghi, nonostante alcuni suoi errori, è solo il “capro espiatorio” di una situazione poco chiara. Nessuno ha preso in considerazione l’ipotesi delle sue dimissioni ma, in un certo senso, sarebbero un colpo di scena che salverebbe il rapporto tra lui e quei tifosi che tanto l’hanno amato, e che ora stanno perdendo le staffe. Così facendo non solo salverebbe la sua figura di gloria rossonera, ma allo stesso metterebbe la società di fronte alla realtà dei fatti: giocatori inadatti e mancanza di un progetto serio a lungo termine. Lo scenario appare però poco praticabile in quanto il mister ha ancora l’illusione di centrare un filotto di vittorie e guadagnarsi, con l’europa, la riconferma. Così, con buona pace di tutti si finirà per concludere la stagione con un tecnico esonerato e una seconda gloria, dopo Seedorf, bruciata.